““(Ispirati alla metrica e allo stile di Giacomo Leopardi il sabato del villaggio) I bufali a Phuket che dormono quieti , i bufali che sono lo specchio degli abitanti , dormono, mangiano e cagano e non si curano del loro futuro”

Sul fango dorato dal sole di Phuket,  
lenti si stendono i bufali antichi,  
magri e silenti, custodi di giorni  
eguali ai passati, promesse di quiete.  
Nessun fremito scuote il muschio alle corna,  
nessun sogno li solleva dal giaciglio d’erba;  
solo il respiro si perde col vento,  
e l’occhio socchiuso domanda più nulla.

Dormono, i bufali, all’ombra del baniano,  
sommessi, distesi come placidi stagni,  
e dorme ogni cuore nel palmo del tempo,  
riflesso negli occhi di uomini stanchi.  
E mangiano erbe, tra pozze e rimesse,  
indifferenti al peso dell’ora che passa,  
come i villaggi che intorno s’affollano  
e replicano il gesto, la vita che resta.

Mangiare, dormire, passare la sera—  
ogni giorno rimembra un antico destino,  
semplice vita che loro si appaga  
senza annodarsi in pensieri di soma.  
Così anche il popolo, stanco e sereno,  
tra risa, silenzi, dolce abitudine:  
non teme il domani né cerca lontano,  
si specchia nei bufali, figli del piano.

Oh quiete sublime, che all’animo parla  
di passi lenti e attese tranquille,  
più saggi quei bufali, eterni, profondi,  
di noi che rincorriamò ciò che sfugge ai mortali.  
Sul prato di Phuket, tra il fango e le stelle,  
chi guarda i bufali, scorge se stesso:  
custode del tempo, del sonno, del prato,  
d’un vivere ignoto all’affanno del mondo.
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