“(Ispirati alla metrica e allo stile di Giacomo Leopardi) I bufali a Phuket”
O bufali solenni, lontano erranti
Sulle risaie d’oriente, a Phuket sorge il vostro lento passo,
Ombre antiche, membra placide sui margini fangosi.
Non più le ampie pianure d'Asia vaste,
Ma la verde isola bagnata dai monsoni,
Dove il vento porta salse promesse,
E il cielo digrada nel mare infinito.
Mansueti, gravi, sottomessi alla mano
Che vi conduce all’aratro nei vespri umidi,
Ignari di viaggiatori che vi mirano con occhi d’occidente,
Stupiti dal vostro bronzo torpore, dalla calma d’eterno.
Non più il silenzio dei tramonti d’altri secoli,
Ma il clamore dei motori, le luci d’alberghi stranieri,
E l’erba, ancora, fedele, sotto i vostri zoccoli umidi.
O bufali, testimoni silenziosi
Della trasformazione, del tempo che rode
E muta le spiagge, le acque, i sogni;
Restate, a ricordare la memoria antica
D’una terra che nulla domanda,
Se non il ritorno lento, il respiro largo della natura
Che vi pose, poderosi e miti, in questo lembo del mondo.
Così la notte discende, umida e lieve,
Sulle vostre fronti pacate,
E il vostro muggito s’innalza
Come preghiera alle stelle ignote,
Diventando voce nel vento che accarezza
Il dorso dell’isola insonne,
Custode degli ultimi segreti d’oriente.
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